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"Comunità povera di poveri per i poveri

 

Prendiamo atto con grande soddisfazione di questo rapporto davvero significativo di Letay dall’HEWO-QUIHA che riportiamo di seguito.

Esso dimostra che, in Etiopia,  l’HEWO-QUIHA registra  notevoli progressi nella sua evoluzione di stimolo, di  crescita, di sviluppo e di educazione formazione anche per le autorità governative oltre che per il popolo.

Una “Comunità povera di poveri per i poveri”  che diventa Centro-modello  di riferimento, di cultura socio-sanitaria e perfino di educazione nutrizionale per la formazione dello staff di tutta la Sanità pubblica del Tigray, non è un evento da sottovalutare. Esso è uno dei profitti di alta qualità  dei servivi HEWO  e del lavoro di tutti.

E’ la testimonianza che nell’HEWO non solo  non ci si è limitati a “dare il pesce al povero” ma neppure soltanto la  cosiddetta “canna da pesca”.

In Tigray nella società locale ,  addirittura nella cultura e nelle strutture governative, una forza innovativa di sviluppo è stata immessa.  E non soltanto nel settore della Sanità.

 

Auspichiamo che, con la convergenza fraterna di tutti indistintamente, si continui a sostenere in maniera determinante questo processo di sviluppo, sebbene sarà richiesto un impegno più forte e generoso di partecipazione e di condivisione.

A  tutti un abbraccio augurale.

FRANCA e CARLO 

 

Letay's report:

 

HEWO hospital is a model in CLEAN AND SAFE HEALTH FACILITY , because of our excellency TRHB focused to share our best experience for the hospitals .
From 13  hospitals around 158 participants were trained on kitchen handlers training for 3 days in two round.
We prepared meeting hall  / school / for stay with us .
- The training conducted by TRHB
- Trainers = 03
Total participants 1st and 2nd round = 158
- 1st round participants date = 20-22/04/2016
- 2nd round participants date = 25-27/04/2016
Objective of the training
-To improve the quality menu
-To improve the knowledge of the food handlers
-To improve the knowledge of hygiene
-To reduce the wastage
Observation.
The training was well coordinated and the training venue was also convenient.
Greeting from all HEWO community.
Letay

 

 

 

 

 

TESTIMONIANZA

                             

L’H.E.W.O.  a  QUIHA-MEKELE (Etiopia) MI HA APERTO GLI OCCHI

 

Non è necessario cambiare il mondo per dare senso al proprio essere medico e uomo, basta contribuire a cambiare la vita di una persona. E’ con questa consapevolezza che Maria rientra in Italia dopo un’esperienza sul campo  all’Ospedale dell’H.E.W.O. di Quihà-Mekele nel Nord Etiopia.Maria studia medicina, è al quarto anno. Il suo futuro lo immagina nella chirurgia pediatrica ed è la prima volta che partecipa ad una missione umanitaria. E’ partita da Roma cercando di far tacere le aspettative pur sapendo che avrebbe vissuto in un angolo di mondo poverissimo e avrebbe lavorato in condizioni molto diverse rispetto a quelle che uno studente impara a conoscere in Italia Il primo impatto è stato duro: “Quando ho visto la realtà al di fuori dell’ospedale ho pensato che non sarei mai riuscita a cambiarla e allora mi sono chiesta che senso avesse quello che stavo facendo. E' stata quasi disperazione”, racconta. “E' assurdo che una persona debba vivere in condizioni per le quali non può realizzarsi, avere un' istruzione di livello o servizi sanitari solo perché è nata nella parte sbagliata del mondo”, aggiunge.Eppure, in quella terra martoriata dalla miseria, dalla fame, dalla siccità e dalle malattie, Maria coglie una “una pace di fondo”, una tranquillità nell'affrontare anche la più tragica delle situazioni, un misto tra rassegnazione ed attesa, confidenza che qualcosa accadrà. In quelle due settimane di lavoro, il senso di impotenza che la sorprende al suo primo incontro con il Tigray si muta nella fiducia che “nel nostro piccolo” si può invece fare molto e nella convinzione che alla fine basta cambiare la vita di una sola persona, di un solo paziente, perché il nostro fare abbia un significato, a Quihà come a Roma.

“Si torna dalla missione con una maggiore predisposizione all’aiutare il nostro prossimo; si cresce, personalmente e professionalmente”.

 

Come studentessa di medicina, Maria sperimenta un intenso lavoro di gruppo, il fare squadra nell'equipe chirurgica e fuori, con il ferrista, gli infermieri, il medico di laboratorio. Le problematiche organizzative della struttura ospedaliera e le particolari condizioni dei pazienti in quella regione pongono sfide nuove ad un aspirante medico europeo e insegnano una modalità di lavoro diversa, più riflessiva. “Impari che si può gestire con metodo ogni situazione senza farsi prendere dall’ansia, dalla fretta”, racconta.

“Sicuramente le scelte che si fanno in un ambiente del genere sono molto diverse rispetto a quelle che si fanno in Italia
”, sostiene. Mancano alcuni medicinali, le possibilità terapeutiche alternative alla chirurgia sono ben poche e le aspettative di vita inferiori a quelle europee.

 

“Devi pensare, metterti nei panni dei pazienti, capire quello che potrebbe essere il loro outcome medico”.

 

Cambia radicalmente, secondo Maria, la relazione con il malato:

 

“Ti rendi conto di più della realtà del paziente. Il rapporto è più diretto. Forse è più facile sentirsi vicino al malato in quanto uomo. Ti prendi di cura di lui in tutto e per tutto, non solo dell’aspetto medico, ma anche di ciò che accadrà a quella persona dopo. Dell'Hewo mi ha colpito l'approccio che non si limita a curare il paziente in senso fisico, ma si occupa della sua vita, del suo lavoro, della famiglia, del come mantenersi dopo l’operazione o la terapia”, aggiunge. Stabilire una comunicazione con i pazienti non è, però, facile a causa delle barriere linguistiche e culturali, e di quello che lei definisce un “muretto” che separa i “ferengi” dagli etiopi. “Alla fine il modo migliore è parlare con lo sguardo e questo sarà molto importante nei rapporti che stabilirò in futuro con i pazienti”.

 


Il contributo più importante delle organizzazioni che operano in contesti come quello di Quihà non è, dunque, solo “curare”. E' anche avvicinare i mondi e culture diverse, aprire finestre su questi mondi e, da un punto vi vista sanitario, “formare il personale locale che può cosi andare avanti da solo”. Maria crede che questa missione avrà un impatto nel suo essere medico perché a casa non ha riportato solo una metodologia di lavoro nuova, ma anche una diversa visione della vita e del proprio mestiere. “Cominci a vedere le cose che qui si danno per scontate con altri occhi, a dargli un valore diverso. Impari la fratellanza e ad andare oltre le etichette sociali”. Ha imparato, Maria, che si può essere felici davvero con poco. Ha incontrato una donna, Maria, senza un marito, con dei figli e un solo misero stipendio, che ha deciso di ospitare una perfetta sconosciuta, madre anche lei, sola, con una bimba piccola, le offre un tetto, del cibo. “Una cosa non cosi rara. Ognuno manteneva otto o dieci persone con uno stipendio, cose che qui non vedresti mai”, afferma.

 

E' colpita da questo modello di vita dove la solidarietà è centrale.

 

Noi leghiamo sempre la felicità ad una condizione economica, sociale, al tipo di lavoro.

Nell’HEWO a Quha ho visto persone felici pur non avendo niente e questo mi ha aperto gli occhi”. (MARIA)

 

 

 

 

 

 

Un sogno che dura una vita....

 

Sono più di 40 anni che i coniugi Travaglino portano avanti con molte difficoltà ma senza mai fermarsi, il loro progetto di vita.

Solo un anno fa, l'HEWO ha creduto in un nuovo fantastico progetto, dare la possibilità a chi dà la vita di portarla avanti in modo sano.
La nuova struttura accoglierà le madri, portatrici del virus HIV, di interrompere la trasmissione del virus al feto, saranno accolte e assistite nel loro percorso in un luogo sano e pieno di amore!!
Sarà data loro la possibilità di mettere al mondo BIMBI SANI!!!! 

Ecco il sogno che, ancora una volta, diventa realtà....

 

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                                                                                                                                                                                                          Maggio 2015

UNA  VOLONTARIA  ALL’HEWO – QUIHA

LA SFIDA: Imparare  a  comunicare neLLE  diversità

 

Si fa una certa fatica ad abituarsi all’altitudine del Tigray. Per me è la prima volta all’ospedale Hewo di Quhià e la leggera salita che porta agli alloggi dei volontari mi ha tolto il fiato. Eppure i medici che hanno alle spalle già qualche missione sembrano non sentire il peso dell’aria rarefatta. Mi danno un pacca sulla spalla, dicono che passerà. Non credo sia l’abitudine

a farli camminare cosi spediti, sono appena arrivati da Roma anche loro, piuttosto sembra una particolare energia.

Ci vuole pochissimo a disidratarsi, il sole picchia ma non te ne accorgi, e il vento secca la pelle. Fuori dall’area in cui sorge l’ospedale la terra è sassi, gli animali dividono lo spazio con gli uomini e ogni cosa necessaria per portare avanti l’attività sanitaria è complessa, terribilmente complessa, che sia comprare un riduttore di pressione per la bombola d’ossigeno, cercare un pezzo di ricambio, prenotare un biglietto aereo o attivare una pennetta per navigare su internet. Per due settimane ho cercato di capire da dove venisse quell’energia che ho visto negli sguardi e nelle gambe di quel gruppo di persone cosi diverse e che ho osservato lavorare in questo angolo di mondo tanto difficile.

Perché, mi sono chiesta, hanno deciso di spendere una risorsa tanto preziosa come il tempo, togliendolo al proprio lavoro, alla famiglia, ai propri interessi, al riposo, per venire a Quihà? E soprattutto, perché ritornano, chi appena può, chi persino più volte l’anno?

Non è soltanto il “dare”, ma piuttosto ciò che si “riceve” a sostenere, quasi fosse leggera, la fatica di queste donne e di questi uomini. Ho iniziato a comprenderlo il primo giorno, quando ho sentito il silenzio dei malati che attendevano la visita chirurgica. Erano tanti, in fila, davanti all’ambulatorio, dignitosi nella sofferenza. Per arrivare all’Hewo c’è chi ha dovuto camminare molti chilometri.

Nello stabilire la natura della malattia e se un paziente potrà essere operato o meno, i sanitari devono usare tutto l’intuito e le competenze di cui dispongono senza poter ricorrere a molte delle indagini che si farebbero in Italia. Gli strumenti diagnostici sono relativamente più semplici dei nostri perché le tecnologie più sofisticate, mi spiegano, non servono a molto in un luogo dove è difficile trovare un pezzo di ricambio non solo per riparare gli strumenti medicali, ma anche quando si tratta di un banale elettrodomestico. Eppure, la cosa più difficile per i volontari sembra essere un’altra: superare le barriere linguistiche e culturali che li separano dai malati.

E’ una sfida che accompagna il loro lavoro per tutto il percorso chirurgico, da quando si prepara il paziente per l’intervento fino alla dimissione, alla prescrizione della terapia. Lo scambio, il “dare” ed il “ricevere”, iniziano già qui, nell’imparare a comunicare nonostante le diversità. Si direbbe che i volontari stiano facendo molto per migliorare le condizioni di malati che troverebbero poca o nulla assistenza altrove, che stiano

portando speranza, conoscenze, sviluppo. Ed è vero che un intervento chirurgico può cambiare il corso della vita di un uomo con un tumore o di una donna con un gozzo talmente grande da impedirle quasi di respirare e che la costringe, deturpandone la bellezza, in una condizione di emarginazione. E’ vero che intorno all’ospedale la cittadina di Quihà sta crescendo, che sono stati portati servizi, un asilo, infrastrutture, che c’è un trasferimento di competenze tra medici italiani e locali. Ma osservando con più attenzione, è ciò che si riporta a casa, ad ogni età, ad ogni missione, a stupire. Non è tanto una maggiore perizia nel proprio mestiere, benché si operi in un contesto complesso dove, per esempio, anche solo reperire una sacca di sangue non è cosa da poco e rimediare agli errori non sempre possibile. E neppure soltanto consapevolezza di aver fatto qualcosa di utile. Piuttosto, si impara molto di sé, come essere umani prima ancora che come medici, infermieri, tecnici o altro. Si acquista la consapevolezza che con l’impegno si può fare la differenza, qui e ovunque, anche quando ci si deve scontrare con l’estenuante burocrazia etiope, con l’elettricità che va e viene, con l’assenza di internet, con le infinite difficoltà di comunicazione, le differenze culturali. Si mettono in discussione convinzioni, certezze, si ridefiniscono le priorità. Si impara, soprattutto, che lo “sviluppo” è un concetto circolare, che si cresce insieme nella diversità, etiopi ed italiani.

Il risultato non è solo la guarigione del malato, ma è l’impatto complessivo su una comunità che cresce e migliora, mentre cresci e migliori tu. Ho capito quanto a ciò contribuisca il rapporto stretto che si instaura tra i volontari. Ogni giorno, guardando l’alba insieme sorgere sull’altopiano o il cielo di notte dove a cavallo tra due emisferi splendono la stella polare e la croce del sud, si recupera la dimensione del dialogo e si impara a condividere dubbi, incertezze, entusiasmi, difficoltà quotidiane, ancora una volta al di là delle differenze di età, esperienze personali o professionali.

Ed anche questa è una lezione importante che ha aiutato me a ricordare che è la qualità delle relazioni tra gli uomini a generare i risultati, a portare guarigione e sviluppo, agli abitanti di Quihà e a noi stessi, e a rendere produttivo e dotato di senso il nostro lavoro, ovunque venga svolto. Alla fine di queste due settimane anche io salivo spedita la piccola salita che porta all’alloggio dei medici e la prossima volta sono certa che sentirò meno la fatica ed il peso dell’aria rarefatta.

ELENA

 
 
Febbraio 2015
 
 

PRANZO DI SOLIDARIETA’

Cari amici,

al pranzo di solidarietà dell’anno scorso ci eravamo lasciati con una domanda: ”Ce la faremo ad impegnarci nel progetto di ampliamento dell’asilo di Garbo per altri 80 bambini?”

I bisogni fondamentali dei bambini e la richiesta della popolazione sono stati così forti e motivati che dopo varie riflessioni non ci siamo sentiti di tirarci indietro ed abbiamo detto di sì consapevoli di rispettare con la nostra scelta un principio fondamentale: la difesa dei diritti dei bambini.

 

Domenica 15 marzo 2015 ore 13,00

Auditorium Taborra ( salone retrostante) - Bagnoregio

Adulti € 22,00 - Bambini sotto i 12 anni € 15,00

 

Il pranzo sarà l’occasione per aggiornarvi sull’andamento dei lavori dell’asilo attraverso le immagini che ne documentano la progressione.

Sarà anche e soprattutto l’occasione per ringraziarvi per averci sostenuto, insieme a tanti amici, in questo progetto di fraternità che si sta realizzando.

Vi aspettiamo numerosi.

 

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:

Mirella - 0761-792135 / 329 9490407

Donata -338 9422447

Claudio- 347 7392723

La bottega del nonno Andrea - Scarpe, P.zza Cavour (Bacheca HEWO) -Bagnoregio

L’Emporio di Daniela Dei e M. Teresa Burioni, Via Roma – Bagnoregio

Edicola 76 – Via G.Matteotti,47 - Bagnoregio

 

Il Presidente: Dott. M. Morandi

H.E.W.O.-BAGNOREGIO –Solidarietà e Cultura per lo Sviluppo - O.N.L.U.S.- Hanseniansʼ Ethiopian Welfare Organisation - SEDE LEGALE: Piazza L.Cristofori 7 - 01022 BAGNOREGIO (VT) - Tel/Fax +39 06 33 86 890 /

+39 338 94 22 447 C.F. 01767600560 - VERSAMENTI: H.E.W.O.-Bagnoregio - c/o Banca Prossima Filiale di Milano: IBAN: IT03 H033 5901 6001 0000 0000 422 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. -  www.hewobagnoregio.it

 
 
 
Febbraio 2015
Lettera di Eugenio Zito - Presidente di Tesfà pro Hewo- a Franca e Carlo Travaglino

Carissimi Carlo e Franca,

....sono sicuro che il progetto  “materno-infantile”  dell'HEWO-QUIHA sorgerà e si svilupperà nel migliore dei modi possibili.Quello che sta nascendo è un primo importante nucleo di una realtà che crescerà florida, ci credo fermamente.

A Quihà ho visto il terreno su cui sta sorgendo, ho incontrato ed ascoltato le donne ed i bambini protagonisti di tutto ciò, e la mattina che sono ripartito all'alba mi ha svegliato il vagito di un neonato appena arrivato nella comunità...ricordate ve lo avevo raccontato, un segno importante.

Ecco tutto questo ed altro ancora è con me, nella mia mente e nel mio cuore, nonostante le grosse difficoltà che tutti i giorni l'indifferenza e l'egoismo di tanti possono provocare...vado avanti nel mio piccolo perché ho la verità dentro e con me gli altri che hanno fiducia in quello che propongo.

Ricordo ad uno ad uno i volti delle persone che ho conosciuto in Etiopia, specchi nitidi e preziosi in cui ho potuto vedere e trovare la mia umanità...quei volti mi "aiutano" molto tutti i giorni in un modo sorprendente e straordinario dandomi una grande forza quando devo affrontare un contesto molto duro, popolato di "iene" e "sciacalli", consentendomi di dire quei tanti "no" che sempre più fanno la mia forza e la mia indipendenza. Nulla può essere più prezioso e creativo che coltivare la propria umanità, in tutti i sensi.

Nella seconda metà di marzo concludo un ulteriore percorso di laurea magistrale, questa volta in antropologia culturale ed etnologia all'Università di Bologna, che in questi ultimissimi anni ho avviato in parallelo al mio lavoro con l'università di Napoli per gusto e piacere personale di ulteriore crescita culturale con una tesi di antropologia medica sulla malattia cronica in età evolutiva, relativa al mio lavoro con i bambini che seguo tutti i giorni presso la pediatria del nostro policlinico di Napoli. Ne sono molto contento e sono molto contento di tutti gli sforzi che qualcuno benedice rendendoli produttivi in tanti sensi.

Continuerò a raccogliere fondi affinché il progetto possa andare avanti. La Comunità dell'HEWO sa di poter contare sempre su di me, ci sono, nel mio piccolo, ma fermamente ed in modo profondo.

Farò il possibile per esserci il giorno dell'inaugurazione o comunque all'avvio della struttura, perché ci tengo molto. Soprattutto farò il possibile per proteggere e difendere questo servizio nel tempo. E' una promessa.

Con affetto,

Eugenio Zito
 
 
Febbraio 2015
PROGETTO MATERNITA'
 
CARISSIMI,
dopo tante tribolazioni e difficoltà e, superate varie lentezze e intoppi  burocratici,  abbiamo finalmente le prime foto  (   non proprio eccellenti) dell’inizio dei lavori per la realizzazione, nell’HEWO-QUIHA,  del  progetto “materno-infantile” anche se in dimensione ridotta rispetto  a quello che era stato   richiesto dalla Sanità e dalle esigenze della  popolazione; comunque adeguato ai servizi di difesa  della salute e della vita  delle donne incinte e dei nascituri della fascia povera  e svantaggiata di Quiha.
 In verità, un primo servizio di emergenza  in questo settore così importante è già in funzione  anche se in maniera  “arrangiata”  in  un   container, donato a suo tempo,  dai fratelli dell’HEWO-Modena. 
Un servizio di estrema utilità poiché, con il controllo e il trattamento farmacologico  protocollare delle donne incinte affette da HIV si interrompe la trasmissione fetale del virus. Questo non è poca cosa.  A tale proposito ringraziamo il Dr. Maurizio Morandi che fu il primo  a stimolare   e ad  elaborare per l’HEWO-QUIHA  un  programma di intervento  nel settore della prevenzione dell’infezione HIV nei nascituri.
Come sempre un abbraccio grato e fraterno a tutti.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Febbraio 2015

 

ATTESTATO di BENEMERENZA e di RINGRAZIAMENTO alla CASA DEI DIRITTI DEI BAMBINI  “Padre Ludovico”    HEWO - GARBO 

 

per il notevole  contributo al conseguimento dell’obiettivo prefissato dal programma scolastico del distretto di Wolisso per l’anno 2006 ( Calendario Etiopico )

 

Berhanu Qenne'a Ite'a

Responsabile  ”Educazione” del Distretto di Wolisso.

N.B- Sappiate che, dall’amarico e dall’oromo, non esistono traduzioni letterali in un italiano corretto ma adattamenti che rendano il vero senso delle parole.

 

 

Gennaio 2015

 

 

UN  NUOVO FRONTE DELL’AMORE GRATUITO

 

 

Un nuovo importante programma è in  fase di avvio   a Quiha-Mekele  in risposta ad una grave emergenza che coinvolge giovani donne in stato di gravidanza, povere e prive di assistenza e di risorse.

 

Già da un po’ è iniziato un primo servizio adattando un container. Ma è stata pressante la richiesta di un intervento meglio organizzato e articolato.

 

Pertanto comunitariamente è stato deciso d costruire un’apposita struttura essenziale per garantire  una  regolare e continua assistenza medica e socio-psicologica alle gestanti  in disagio durante i nove mesi di gravidanza,   onde evitare i rischi per la gravidanza e  ASSICURARE LA INTERRUZIONE DELLA TRASMISSIONE FETALE DELL'HIV con il trattamento controllato delle eventuali gestanti affette dal virus,  seguendo l’apposito protocollo terapeutico. 

 

Sarà poi effettuato, secondo le esigenze, il parto in un contesto di scrupolosa igiene e l’assistenza post-partum  alla mamma e al neonato per la difesa della loro salute e della sana crescita del bambino/a.

 

Per tale importante servizio di amore gratuito sarà assicurata la collaborazione del locale Ministero della Sanità con l’assegnazione del personale specializzato, delle medicine, del materiale di prima necessità.

 

Sarà una concreta testimonianza di professionalità, di amore condiviso, di igiene scrupolosa.

 

Intanto dobbiamo provvedere a sostenere i costi  della costruzione.

 

 

UNA SPERANZA CHE SI FA CERTEZZA

 

 

In conformità alla  scelta di libertà da condizionamenti istituzionali interessati,  non  abbiamo  “protezioni finanziarie”  alle spalle per coprire la spesa prevista.

 

Ma siamo certi che Qualcuno dall’Alto ci guarda e ci apre la via di una soluzione.

 

Siamo certi  pure che fratelli non ci faranno mancare un segno di conforto e di incoraggiamento.

 

 

La  struttura logistica comprende 4 stanze tutte complete di servizi autonomi e un’area protetta  con servizi riservata all’accoglienza e all’attesa per le pazienti.

Il costo di ogni singolo ambiente è di circa 10.000,oo Euro.

 

A tutti coloro che credono in noi, a tutti coloro che credono nei nostri progetti e ci aiutano a crescere anno dopo anno, a tutti coloro che vogliono essere parte di questo stupendo progetto, chiediamo di sostenerci. Vi ringraziamo ancora una volta perchè credete in noi.

 

Di seguito le coordinate del nostro conto Onlus Tesfà pro HEWO, vi chiediamo di specificare sempre la causale:

 

 

Banca: BANCA POPOLARE ETICA

 

Conto:

 

ASSOCIAZIONE TESFA' COOPERARE ALLOSVILUPPO DELLE COMUNITA' H.E.W.O. ~ IT07V0501803400000000180158

 

BIC: CCRTIT2T84A

 

Causale: Progetto Maternità Quihà-Mekelle

 

 

Per qualsiasi altra informazione, siamo a completa disposizione.

 

I nostri recapiti:

Franca e Carlo Travaglino: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Onlus Tesfà pro Hewo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Siamo anche su facebook come Onlus Tesfà Pro Hewo.

 

 

 

 

 

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"RECOGNITION AWARD"

Una splendida notizia...
In foto il premio che il Tigray Health Bureau regionale ha consegnato all'ospedale HEWO per l'eccellente servizio offerto all'intera Comunità...
Di seguito il messaggio di Letay Teklu, HEWO-General Manager:
Dear our dearest brothers and sisters,
as you see the attachment picture is a recognition award for our service delivery to our community provided to HEWO hospital which was held in Tigray regional health bureau in Axum town so I would like to say congratulation to all of you as this award is because of your meaning brotherly full support and effort also our staff will make us to keep it up the routine work and to work hard and hard to maintain the recognition. Regards Letay

 

 

 

Thank you HEWO hospital for its best contribution in ensuring health garuantee of Tigray

         Tigray Regional Health Bureau, 2014

 

 

 

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 Novembre 2014

 

P. LUDOVICO da CASORIA

AGLI ONORI DEGLI ALTARI

 

La Comunita’ HEWO del Centro socio-sanitario-educativo  con la “CASA DEI DIRITTI DEI BAMBINI <P.LUDOVICO da CASORIA> in Garbo-Wolisso  - Stato Regionale dell’Oromia  - Sud Est dell’Etiopia, gioisce, ma non e’ sorpresa per la Canonizzazione  del frate minore P. Ludovico, da parte di Papa Francesco.

P. Ludovico da Casoria non diventa Santo per una solenne celebrazione papale.

La “canonizzazione” non e’ la promozione da una classe inferiore, quella dei Beati, ad una classe superiore, quella dei Santi, dopo aver superato le mille difficolta’ dell’esame canonico di riconoscimento di un miracolo.

Cioe’ P. Ludovico non diventa Santo perche’  “ha fatto un miracolo di prima classe”.

La canonizzazione e’ soltanto un atto uficiale solenne di proclamazione, di dichiarazione  della santita’ di una lunga vita  di amore condiviso  con i poveri, con i diseredati, con i fragili, come espressione dell’innamoramento di Dio, di Cristo, del Vangelo.

P. Ludovico, alla scuola di Francesco d’Assisi, fu  santo in tutta la sua vita terrena  perche’, accogliendo la forza dello Spirito Santo, usci’ da quello che poteva essere il comodo pio silenzio individualista per dirigersi, con l’ardore dell’innamorato di Dio, verso quel settore che Papa Francesco chiama “periferia”, luogo dell’assenza dell’uomo ricco e potente e della presenza del Cristo povero sotto le vesti dell’uomo stracciato dalla disgrazia sociale.

Il vero innamoramento di Dio non puo’ esaurirsi in  un misticismo intimistico relegando il proprio sentire cristiano all’ambito personale senza alcuna  incidenza nella vita  sociale, senza l’inclusione sociale dei poveri, dei fragili e degli abbandonati.

P. Ludovico colse la grande verita’ e cioe’ che il cuore del Vangelo e’ la  Carita’ e  che questa, per sua natura, e’ diffusiva.

Deve esplodere come un vulcano in continua eruzione.

Diversamente e’ parola vuota , e’ ipocrisia, e’ inganno.

Per questo Egli viene presentato da Papa Francesco come un modello attuale per tutti.

Egli puo’ essere “modello di vita”  per  ciascuno di noi, ovviamente nelle forme, nei modi, nelle sensibilita’  peculiari individuali.

Se P. Ludovico fosse Santo  soltanto per un miracolo attribuitogli, sarebbe semplicemente una icona o un “santino” da portare nel portafoglio come portafortuna.

Ma P. Ludovico non e’ una icona, ancor meno  un “santino – portafortuna”

Egli e’ un Santo; un modello di vita.

Una cosa ben diversa !

 

CARLO e FRANCA


 

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Aprile 2014

UN  CALDO  APPELLO

 

Ciao,

sono uno dei responsabili dell'Associazione "HEWO MODENA - SOLIDARIETÀ PER LO SVILUPPO - ONLUS" (www.hewo-modena.it) che quest'anno compie 30 anni di Volontariato attivo al fianco delle popolazioni più povere di Etiopia ed Eritrea dove opera l'H.E.W.O. (= Hansenians' Ethiopian/Eritrean Welfare Organization -www.hewo.org)

 

Da 30 anni affianchiamo le Comunità dell’H.E.W.O. costituite soprattutto da adulti e bambini ammalati di Lebbra, TBC e AIDS fornendo assistenza sanitaria gratuita e realizzando insieme a loro interventi di tipo sociale quali attività agricole, stalle, forni per il pane, mulino per la farina e una piccola fabbrica di maglieria.

 

Tali attività oltre a formare gli ammalati in funzione del loro reinserimento sociale, sono una forma di autosostentamento alle Comunità stesse.

 

Presso i nostri centri sono attive anche 2 scuole materne, come "Case dei diritti dei bambini",  che ospitano 240 bambini di famiglie povere.

 

Noi crediamo che questo nostro impegno, reso possibile dal sostegno di tanti amici, sia un atto di Giustizia verso dei Fratelli che spesso sono privati perfino della stessa "Dignità di Persona" a causa della loro povertà e della malattia.

 

Se non hai ancora deciso a chi destinarlo, ti chiedo di sostenere i nostri progetti destinando alla nostra Associazione il 5 per mille delle imposte che pagherai con la prossima dichiarazione dei redditi. Ti basta semplicemente indicare nell'apposito spazio il Codice Fiscale 93009080362 .

 

A te costa niente di più di una firma, ma per i nostri malati e per i nostri bambini la tua firma significa SPERANZA e possibilità di una VITA MIGLIORE.

 

Nel 2011 grazie anche al "passa parola" di tanti, sono stati 632 gli amici che hanno devoluto in nostro favore il loro 5 per mille e hanno così contribuito a rendere possibili interventi concreti di sostegno e sviluppo per poveri, ammalati e bambini.

 

GRAZIE!

 

Ti siamo grati se oltre che con la tua adesione vorrai aiutarci anche facendo circolare il volantino allegato fra i tuoi amici e conoscenti.

 

Sinceramente grazie !

 

GIANCARLO BERTACCHINI

 

 

 

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Il tuo 5 per 1000 all' H.E.W.O. Modena Onlus  

 

Per destinare il 5 per 1000 dell'IRPER (l’imposta che in ogni modo versiamo sui nostri redditi) a H.E.W.O. Modena O.N.L.U.S.: è sufficiente firmare e inserire il

Codice Fiscale 93009080362 

nella vostra dichiarazione dei redditi (Mod. 730 – Mod. Unico – CUD):

un modo che non vi costa nulla per continuare ad aiutarci.

 

 

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NOTIZIA  FLASH  IN  DIRETTA  DALL’ERITREA

 

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO - 12 febbraio 2014

 

La situazione economica e sociale  in Eritrea, non solo non migliora ma ogni giorno si fa più critica, genera più  sofferenza; qualche volta  toglie perfino  la speranza di vivere. 

Tante persone  sono  disperate per  mancanza di lavoro, per la miseria,  per la fame. 

Tanti sono costretti a lasciare i loro villaggi e arrivano  in città sperando di trovare un pezzo di pane; i giovani  continuano a scappare lasciando le loro famiglie e il loro Paese, sperando di arrivare in un Paese straniero, dove poter lavorare con libertà  ed aiutare le famiglie.  Invece,  alla fine,  incontrano la morte.

Nella stessa città di Asmara, al popolo  manca tutto.

Mancano la luce,  il petrolio, gli  alimenti essenziali; quando qualcosa si trova sul mercato il prezzo è molto alto per cui la maggioranza delle persone non  ha il potere di acquisto. 

 

Il costo della vita galoppa in modo impressionante ed è  inaccettabile..

Per esempio per un kg di pomodoro che costava su 5 - 10,00 Nakfa (Nkf = moneta locale) ora e' arrivato a 40,00 Nkf, le patate che si pagavano  sui 7 -10 Nkf. al kg ora costano al kg. 45,00 Nkf, un uovo che costava 1.00 Nkf  ora e' arrivato a  8.00 - 9.00 Nkf, la carne che costava al kg. 60.00 - 70,00 Nkf, ora si paga al kg. 300,00 Nkf  e così  anche  per le altre cose necessarie.

In questo periodo la situazione economica e sociale è  terribile e indescrivibile; si resta senza parole. Ciò che colpisce è la sopportazione del popolo semplice.

Di fronte a tale situazione la Comunità  dell’H.E.W.O. colpita, violentata  e defraudata dagli esponenti sconsiderati  della spietata dittatura,  non ha alzato le mani in segno di resa, ma, secondo le possibilità, ha sempre difeso e  difende e sostiene i più maltrattati.

Requisita la sede con la  prepotenza e con la forza,  l’impegno  di fraternità continua   con il programma “HEWO SU STRADA”

Ma  il mondo  cosiddetto civile tace; perché ?

E i potenti ? ….

 

Raul Follereau diceva che  “i potenti giocano con i poveri come se fossero delle bambole” !

E  continuano a giocare,  con  la complicità del perbenismo  politico e sociale e del silenzio dei mezzi di comunicazione.

Fino a quando ? !

 

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WORK IN PROGRESS...

CARISSIMI AMICI,

il sito-web dell’H.E.W.O. (Hansenians’ Ethiopian/Eritrean Welfare Organization) ha lo scopo di tenere aperto un dialogo costruttivo con coloro che si interessano al progetto di fraternità con persone ( adulti e bambini) dell’Etiopia e dell’Eritrea, colpite dalla povertà, dalla lebbra, dalla TBC, dall’HIV-AIDS, dalle malattie da carenze igieniche e nutrizionale, da grave disagio sociale.

In questo tempo siamo costretti ad un lavoro di “ricostruzione” del sito-web “HEWO” perché  dopo aver subito disturbi e attacchi da un Hacker, recentemente siamo stati letteralmente “bombardati” dal medesimo Hacker con un atto di volgare vigliaccheria.

Considerate le nostre documentate denunce dei diritti umani e le violenze e gli abusi di potere subiti dalla Comunità HEWO da parte dell’attuale regime dittatoriale eritreo, non è difficile ipotizzare l’origine dell’inqualificabile attacco.Indubbiamente sarebbe stato auspicabile un dibattito sulle denunce pubblicate. Ma è ben noto che “il lupo perde il pelo e non il vizio”.

 

Non sarà certo un atto di vigliaccheria a fermarci. Perciò restiamo  fedeli alla scelta di stare dalla parte dei poveri, dei malati diseredati, dei violentati nei loro diritti fondamentali e con gli stessi continuiamo il nostro percorso di solidarietà  e il nostro servizio di fraternità nella libertà.

 

Mentre continua il lavoro di “ricostruzione” del sito, pubblichiamo la  “LETTERA APERTA” inviata da alcuni fratelli italiani liberi volontari dell’HEWO al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Interni e al Ministro degli Esteri del Governo italiano.Ci sarà una risposta ?

Ci sarà l’intervento auspicato e richiesto ?......      

 

 

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 HANSENIAN’S ETHIOPIAN

ERITREAN WELFARE  ORGANIZATION

  

LETTERA  APERTA

 

Al Presidente del Consiglio Enrico Letta,

al Ministro degli Interni Angelino Alfano

al Ministro degli Esteri Emma Bonino

 

Le Associazioni H.E.W.O.-Bagnoregio, H.E.W.O.-Modena e Tesfà-Napoli pro H.E.W.O.    sostenitrici dell’H.E.W.O.(ONG ethio/eritrea fondata da Carlo e Franca Travaglino  negli anni ’70)  sono, insieme ad altri volontari, da molti anni impegnate nel sostegno delle condizioni di vita  dei poveri in Eritrea ed Etiopia in particolare salute, agricoltura ed istruzione.

Sono impegnate affinché le popolazioni trovino quanto occorre loro  per vivere in pace nel proprio paese, e non essere costrette ad emigrare, sfidando la morte, esponendosi alla criminalità degli scafisti, alle umiliazioni nei paesi di transito, allo sfruttamento della condizione di clandestinità  legata alla legge Bossi-Fini.Noi abbiamo quindi il diritto di esprimere la nostra opinione su quanto sta tragicamente accadendo nel Mediterraneo.  Noi abbiamo il diritto di esprimerci, anche perché vediamo distrutto  ogni risultato del nostro impegno e lavoro volontario.

Noi crediamo che la popolazione eritrea non debba più fuggire dal proprio paese. Noi crediamo che i problemi  gravi  originati  delle migrazioni di massa, anche nei paesi  europei in cui transitano, sia in Africa che vanno risolti con il nostro sostegno.

L'attuale situazione di emergenza nel Mediterraneo, dovuta al flusso di profughi, di cui moltissimi sono eritrei, dura da anni. Tra le sue cause la povertà ed il sottosviluppo. Ma la situazione è drammaticamente aggravata dalle politiche sociali  dei  governi di provenienza dei profughi.

Tra tali governi si distingue il governo Eritreo,  per il non rispetto dei diritti  umani e civili ed il clima carcerario imposto con la forza e la minaccia alla popolazione.

Il governo eritreo  è quindi il vero responsabile   della fuga  dei profughi ed emigranti ed è ugualmente responsabile di sfruttare economicamente l'emigrazione che raggiunge l'Italia, attraverso i suoi organismi diplomatici.

Il governo italiano, di fronte a questa terribile situazione, destinata  ad aggravarsi  nei prossimi anni,  e su cui poco o nulla potranno le politiche di controllo delle frontiere e dei mari, pattugliamenti e  controllo degli irregolari,  tutte opzioni costosissime oltre che inutili a risolvere la situazione,   deve  invece  subito intervenire diplomaticamente ed economicamente,  a tutti i livelli,  sul governo Eritreo.

Va denunciata con forza e continuità all'ONU e nel Parlamento Italiano ed Europeo, la regolare  violazione dei diritti umani e civili nel paese. Va sottoposto a verifica e controllo il rapporto tra le sedi diplomatiche eritree in Italia e i migranti.

Vanno discusse in Parlamento le azioni adeguate, sul piano diplomatico, economico e finanziario, per imporre una svolta al paese, prevedendo sanzioni e  la fine immediata di ogni fornitura di armi o materiale comunque utilizzabile a  fine repressivo.

Con fiducia  ringraziamo per l’attenzione.

 

Il Presidente Ass.H.E.W.O.-Modena                      Giampaolo Gibertini

Il Presidente Ass.H.E.W.O.-Bagnoregio                 Maurizio Morandi

L’ Amministratore Generale H.E.W.O.                   Giancarlo Bertacchi 

Presidente Ass.TESFA'-Napoli pro H.E.W.O.           Eugenio Zito

                                        

Franca e Carlo TRAVAGLINO – FONDATORI H.E.W.O.                          

                                                                                                                               Roma 27/10/2013

 

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 Novembre 2013

 

Risposta Certificata Ministero Esteri                                                                               

 

 
Gentili Signori,

 

rispondo alla lettera del 27 ottobre u.s. inviata in rappresentanza delle Associazioni facenti capo all’Hansenian’s Ethiopian-Eritrean Welfare Organization alla Signora Ministro. A riguardo si condivide l’analisi proposta dall’H.E.W.O. sulla povertà e sottosviluppo quali cause primarie del flusso di profughi e migranti che attualmente determina una situazione di emergenza nel Mediterraneo, di cui la recente tragedia di Lampedusa rappresenta uno dei capitoli più drammatici. Non si può che concordare, inoltre, sulla necessità che i problemi all’origine di tali fenomeni vadano risolti attraverso interventi mirati che rimuovano nei paesi di provenienza dei flussi le loro cause profonde.

 

Il tema della tutela in Eritrea dei diritti e delle libertà fondamentali è oggetto di puntuale monitoraggio da parte dei competenti organi delle Nazioni Unite. Il 14 giugno u.s. il Consiglio Diritti Umani dell’ONU ha approvato all’unanimità la Risoluzione A /HRC/RES/23/21 sulla situazione dei diritti umani in Eritrea. Lo stesso Consiglio un anno prima aveva istituito la figura del Relatore Speciale sulla situazione dei Diritti Umani in Eritrea. Nell’ambito dei negoziati che hanno preceduto l’adozione di tali documenti, l’Italia non ha mai fatto mancare il proprio consenso e il proprio contributo. Si segnala inoltre che il Gruppo di Lavoro sulla Revisione Periodica Universale del Consiglio nel settembre 2009 inserì l’Italia nella troika dei paesi cui fu richiesto di facilitare il lavoro di raccolta dati e informazioni sulla situazione diritti umani in Eritrea.

 

Si rileva infine che, per quanto concerne le relazioni bilaterali, né armi, né materiale che si presti ad usi repressivi risulta essere stato venduto o ceduto a qualsiasi titolo ad Asmara da parte italiana.  La Cooperazione italiana ha invece disposto il mese scorso un contributo volontario all’UNICEF di un milione di euro per attività nel settore della protezione materno-infantile e a sostegno degli adolescenti in Eritrea, nel quadro di una strategia che mira a migliorare le condizioni  delle fasce più deboli della popolazione.

 

Vogliate gradire i miei più distinti e cordiali saluti,

Cons. Amb. Carlo Campanile 

Capo Ufficio XI - Africa Orientale e Corno d'Africa

Direzione Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali

Ministero degli Affari Esteri

 

 

 

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VIAGGIO IN ETIOPIA - Dicembre 2013 -

 

Tesfà onlus pro Hewo

 

Finalmente troviamo un attimo di calma per scrivere e raccontare della nostra esperienza appena vissuta durante le scorse festività natalizie nelle Comunità HEWO di Etiopia…innanzitutto vogliamo dire grazie a Carlo e Franca Travaglino e con loro a tutta la Comunità HEWO per la bellissima occasione offerta: sono stati per noi 10 giorni intensissimi e pieni di emozioni preziosissime, a partire dal primo istante in cui siamo sbarcati ad Addis Abeba.

Gebre ed Halem in Addis Abeba ci hanno dato il benvenuto con la cerimonia del caffè e con la loro calda accoglienza ci hanno subito fatto sentire a casa! Halem si è presa cura di noi, preparandoci sempre pasti buoni.

Il primo giorno, appena arrivati, dopo una calorosa accoglienza etiopica, Gebre ci ha portato in giro per Addis, facendoci visitare il museo nazionale, quello antropologico, la casa di Menelik I e la chiesa di Mariam.

Addis ci è apparsa subito una città piena di contrasti e con tanti poveri!

Il secondo giorno siamo stati a Garbo, il viaggio è stato molto emozionante….un tuffo nell’Africa vera…ed ancora più emozionante è stato l’arrivo al centro e l’incontro con gli 80 bambini che appena ci hanno visto hanno cominciato a dirci CIAO CIAO CIAO! Il centro HEWO di Garbo ci è sembrato un’oasi in un villaggio molto povero, abbiamo visitato tutto il centro, dalla scuola agli ambulatori, alla stalla, ai campi coltivati. Al centro HEWO abbiamo osservato, sentito, parlato e giocato con i bambini, le maestre, il personale sanitario.

Molto toccante è stato poi il giro del villaggio di Garbo, il confronto diretto con condizioni di vita per noi inimmaginabili….l’incontro con i bambini del villaggio che ci hanno accompagnato nel nostro tour “ricevendo in cambio” un po’ di caramelle che abbiamo comperato nell’unico emporio presente tra le case-baracca del paese.

Non dimenticheremo il villaggio e quei bambini, la loro voce ed i loro occhi di velluto, pieni di speranza.

La mattina del terzo giorno in Addis, Gebre ci ha portato a vedere l’immenso mercato della capitale….un vero tuffo nella vita di tutti i giorni di una megalopoli africana…donne, uomini, bambini…tutti a trafficare, vendere, comperare, contrattare….un mercato vivo e pulsante….anch’esso pieno di contrasti sul registro ricchezza-povertà.

Nel pomeriggio dopo l’ultimo pranzo “natalizio” preparato da Halem siamo andati in aeroporto per il trasferimento a Makallè, dove ad attenderci, oramai di sera, c’era Letay che ci ha accompagnato al Centro HEWO di Quihà. L’accoglienza di Letay è stata principesca e piena di affetto ed appena giunti al Residence HEWO, Giros e Mslall ci hanno preparato un’ottima cena che abbiamo condiviso tutti insieme anche con Letay.

La mattina successiva Letay con una professionalità ed una cura sorprendenti ci ha mostrato l’intero Centro HEWO di Quiha’, lasciandoci letteralmente senza parole per il carattere perfetto ed efficiente di tutti i servizi: scuola, sanità (adulti e bambini) con attività ambulatoriali e di ricovero, progetto agricoltura, allevamenti di mucche e galline, produzione di pane, maglieria e scuola di ricamo….insomma un progetto entusiasmante e di una modernità sorprendente…pensiamo in particolare alla scuola in ospedale pediatrico per ottimizzare ed arricchire il tempo dell’ospedalizzazione dei bambini! Tutto ciò ci è parso ancora più sorprendete alla luce di quello che abbiamo visto invece negli ospedali civili di Quihà e Makallè dove Letay ci ha portato!

Insomma Letay ci ha mostrato con grande scrupolo, precisione e professionalità tutto, ivi inclusa la contabilità! Il progetto HEWO è un miracolo di efficienza di servizi educativi e sanitari di altissimo livello, erogati in un clima di fraternità unico.

Anche la scuola materna con le 4 classi (2 primo anno e 2 secondo anno) di 40 bambini tra i 4 anni e mezzo ed i 6 anni e mezzo ciascuna, per un totale di 160 bambini è un esempio straordinario di virtù pedagogiche e psicologiche con maestre e personale di assistenza bravissimo e molto motivato. I bambini mangiano bene, imparano, sono stimolati, frequentano un contesto curato e pulitissimo, sono festeggiati il giorno del compleanno (abbiamo partecipato e ballato con loro ed i genitori ad una di queste feste)…cosa assolutamente sorprendente!

Anche l’incontro con i malati è stato intenso e molto forte…l’ospedale stesso ha una struttura architettonica che accoglie chi arriva ed aiuta a creare contatti, senza barriere, adorno di fiori coloratissimi…è stata bella l’esperienza della preghiera con i malati al tramonto, durante la quale abbiamo potuto sentire il grande senso di fraternità presente nella comunità, e l’assemblea la domenica mattina quando abbiamo preso parola e raccontato chi eravamo e perché fossimo lì.

Anche gli spostamenti a Makallè città, al mercato per comperare oggetti di artigianato da rivendere al nostro mercato (Tesfà-Onlus pro-HEWO) a Napoli dedicato ai bambini dell’HEWO, a St. Romanat con Letay domenica mattina nel suo giorno di festa, al mercato ed ai dintorni di Quihà, sono stati sempre densi di emozioni e di nuove conoscenze…in questo fedeli compagni ed accompagnatori, oltre Letay, sono stati Halemichel e Girma della sicurezza, sempre affettuosi e disponibili.

Molto emozionanti sono stati gli incontri con Kubrom al centro e poi con la sua mamma ed i fratellini a casa loro a Quihà. Kubrom è stato con noi tutti i giorni al ritorno dall’università, è un ragazzo molto intelligente e affettuoso ed è stato contentissimo di averci conosciuto. Quando ha visto l’orologio e i dolci (destinati anche alla mamma ed ai fratellini) che gli abbiamo portato dall’Italia si è illuminato e ci ha detto che così il suo tempo sarebbe stato ancora di più collegato a noi…poi ci ha parlato dei suoi studi, della sua storia, della sua salute…Ci ha sorpreso molto il dono che Kubrom e la sua mamma hanno voluto farci prima della nostra partenza, due splendidi cesti coloratissimi che data la grandezza abbiamo lasciato al residence dell’HEWO! Kubrom, visto il nostro interesse ad apprendere un po’ della sua lingua e cultura, ci ha anche regalato un vocabolario base di inglese-tigrino costruito da lui su di un quaderno e tutto scritto a mano! Un regalo preziosissimo che abbiamo portato con noi.

Anche l’incontro con Mahlet e sua nonna per la quale avevo un regalo da parte degli amici napoletani che la sostengono è stato molto intenso ed indimenticabile.

A Quihà Vincenzo, in qualità di dentista, ha visitato i 160 bambini del Centro dei diritti Gregorio Donato con turni di 20 alla volta grazie alla pronta collaborazione delle insegnanti e delle assistenti a scuola, nonchè dell’infermiere Kubrom che Letay gli aveva assegnato.

Abbiamo costituito un file con i dati relativi alle visite, da cui è emerso il grosso problema dell’igiene orale nei bambini.

Vincenzo ha svolto un training con il dr Belay , l’infermiere Kubrom e le maestre relativo ai rudimenti di eruzione dei denti e di igiene orale, affinchè gli stessi potessero trasferire alcune nozioni base ai genitori dei bambini visitati.

Per tutti i 160 bambini abbiamo acquistato a Makallè gli spazzolini da denti che Letay avrebbe distribuito ai genitori in occasione dell’incontro con gli stessi prima delle vacanze di Natale.

Abbiamo acquistato i bellissimi ricami prodotti dai malati dell’HEWO e le splendide maglie del laboratorio di maglieria da vendere al mercato della nostra associazione pro-HEWO, Tesfà Onlus.

Negli splendidi giorni trascorsi in Etiopia abbiamo guardato, sentito, ascoltato, condiviso, ballato, raccontato, interagito con il personale sanitario, le maestre, i bambini, i genitori, gli ammalati, le persone incontrate….abbiamo raccolto storie e testimonianze, fissato volti, sorrisi, occhi e sguardi in più di 3000 foto che ci serviranno per portare ai nostri amici e sostenitori di Tesfà Onlus le emozioni che abbiamo vissuto e per mostrare il valore unico e sorprendente del progetto HEWO!

L’esperienza è stata straordinaria per entrambi, ancora grazie e compimenti vivissimi per tutto quanto realizzato negli anni dall’HEWO!

Un ultimo aneddoto.

La mattina dell’ultimo giorno prima della partenza per l’Italia, siamo stati svegliati intorno alle 6.30 del mattino dal vagito di un lattantino, cui sono seguiti, per 7 volte nel corso del tempo successivo, suoni rituali tipici prodotti con la bocca dalle donne del villaggio…più tardi, dietro richiesta di spiegazione, Letay ci ha detto che è il rituale tipico che accompagna la nascita di un maschietto in Tigray…abbiamo pensato che l’Africa e Quihà ci “salutavano” l’ultimo giorno del nostro viaggio, nonché primo giorno del nuovo anno 2014 in Italia, con l’evento sorprendente della nascita di un bambino…uno splendido augurio…forse un monito affinchè non dimenticassimo, al rientro in Italia, il progetto di costituire una Maternità nel centro HEWO, dedicata alle donne ed ai bambini del Tigray, progetto che Letay ci ha illustrato con attenzione e passione!

Non dimentichiamo la famiglia HEWO, di cui ci sentiamo parte.

Grazie “Biet Unnet” (Casa della fraternità)!

Eugenio Zito e Vincenzo D’Antò

Tesfa Onlus pro-HEWO